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Milan : chronologie de la révolte cet été dans le centre de rétention de via Corelli
(Le 30 août 2008)

Milan : chronologie de la révolte dans le centre de rétention de via Corelli

Mercoledì 20 agosto 2008
Dovrebbe essere la giornata dell’ennesimo incontro promesso e mai avvenuto, fra i prigionieri e la direzione del CIE, ridotto ormai a lager, per risolvere l’aumento della porzione dell’acqua ... Nel pomeriggio, mentre continuano le azioni di protesta, è permesso l’ingresso ad una delegazione di giornalisti.

Lunedi 18 agosto
La protesta non conosce interruzione. Una delle due sezioni dove vengono rinchiusi gli uomini è stata quasi completamente distrutta dagli incendi, i gabinetti sono intasati, le docce sembrano colabrodi. Molte persone sono costrette a passare la notte nel quadrato dell’aria o ad abitare nelle celle ridotte a porcili. Nella notte un ragazzo, Ibrahim, per disperazione ingerisce pezzi di plastica, delle pile. Portato all’ospedale riuscirà a saltare una finestra e a conquistare la libertà. Finalmente una nota umana nella voluta animalità che governa via Corelli.

Domenica 17 agosto
La protesta contro la scarsità dell’acqua potabile, il pasto fisso a base di riso ... sfocia in rivolta. I prigionieri incendiano i materassi, gettano il cibo nei corridoi, salgono sui tetti delle baracche. I militari di guardia entrano per spegnere l’incendio e si ritirano. A serata avanzata la polizia entra in forze e manganella.Giovedì 14 mattina numerosi poliziotti e militari, con scudi, manganelli, lacrimogeni ... sono entrati nelle sezioni, hanno immobilizzate, ammanettate e trascinate via 6 persone ; non si sa dove le abbiano trasferite.

Mercoledì 13 agosto
La protesta per avere un aumento della razione d’acqua potabile non conosce pace. Mercoledì i prigionieri hanno gettato le razioni di cibo nei corridoi, in alcune sezioni sono volati in aria i vetri (o la plastica che sia), in altre sono andati in fumo altre suppellettili. Questa è la risposta al disprezzo, all’arroganza ai continui rimandi di chi dirige direttamente il CIE, cioè, prefettura, questura e croce rossa, che rifiutano di ascoltare ed esaudire le richieste dei prigionieri.

Inizio-metà agosto 2008
Nei giorni dei volantinaggi (vie Padova e Imbonati) contro il potenziamento del controllo militare dei quartieri, del Centro di Identificazione e Espulsione ( CIE di via Corelli) e chissà che altro, nel CIE è partito uno sciopero della fame per l’immediata liberazione di tutti, contro soprusi, prepotenze, vigliaccherie di ogni genere, riservate là dentro ai prigionieri, da polizia, croce rossa e soci. A dar man forte a questo andazzo nazi ora sono giunti anche i militari, le Forze Armate.

Ciononostante, in barba al continuo ricambio, alla separazione del CIE in 4 sezioni (donne, trans, uomini e richiedenti asilo) venerdì 8 i prigionieri sono riusciti a mettere in piedi una nuova protesta collettiva. Vogliono l’acqua da bere, poiché il mezzo litro fornito loro con il pasto di mezzogiorno e l’altro mezzo litro con la cena non sono assolutamente sufficienti. L’acqua dai rubinetti è imbevibile. Chi non ha soldi per acquistarne crepa di sete o deve andare ad elemosinare. I distributori automatici, dove le bottigliette costano 30 cts, a volte rimangono vuoti per ore.

I prigionieri si sono dati una delegazione chiamata più volte da chi dirige il CIE, ma sempre rinviando ogni decisione e dilatando l’incontro decisivo fino a martedì (12) mattina. La sera di lunedì dentro hanno dato vita ad una battitura collettiva a sostegno delle richieste e comunque contro lo schifo quotidiano e duraturo.

Martedì 12 giorno fissato per l’incontro i prigionieri hanno avanzata un’altra richiesta : sia aumentata e rispettata la durata dei colloqui con i familiari. Il tempo dei colloqui dovrebbe essere mezz’ora ; sistematicamente il poliziotto di turno la riduce, volontariamente a piacere, a 15 min. anche 10, impedendo un qualsiasi gesto affettuoso, con la sua parola e con la sua presenza invadente.I prigionieri chiedono che il tempo sia eguagliato a quello minimo del carcere, cioè, 1 ora.

Sempre in questa giornata i prigionieri sono riusciti a far sentire la loro voce fuori attraverso interviste a Radio Popolare, Radio Onda d’Urto di Brescia e Radio Black Out (nei cui siti sarà rintracciabile il tutto) in cui ci dicono apertamente che Guantanamo è qui, in via Corelli.

L’incontro non ha portato nulla di nulla. I prigionieri stanno discutendo sul da farsi. Oggi si è verificato l’ennesimo tentato suicidio, sventato dall’intervento dei compagni di cella. L’atto è stato compiuto da un ragazzo che chiedeva di essere espulso subito, piuttosto che continuare a subire il razzismo italico, ben espresso dalla gabbia merdona di via Corelli. Chiedono anche una maggiore variazione nell’alimentazione : a Corelli ogni giorno li viene distribuito un piatto di riso, sempre riso, modificato nel condimento ma sempre e solo riso.

Informa-azione.info. Sab, 30/08/2008 - 18:03

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Milano - Intervista a Tahar, uscito dal lager di via Corelli

30/08/2008 : Intervista a Tahar uscito dal CIE di via Corelli di Milano alla fine di luglio 2008, dopo le giornate di sciopero di luglio

Domanda. Ciao, comincia da dove vuoi ? Risposta. Ciao, mi trovo in Italia dal 1998, lo stesso anno, in novembre, è uscita la sanatoria. Allora feci la domanda per avere il permesso di soggiorno. Il mio datore di lavoro mi dette il contratto di lavoro, avevo a posto tutte le cose. Dopo due mesi, a differenza di oggi che devi aspettare un anno, mi hanno dato il permesso. Ho sempre lavorato in regola : buste paghe, versamento dei contributi, ecc. Facevo il manovale in un cantiere edile. Allo scadere dei 2 anni di validità del permesso di soggiorno chiesi ed ottenni l’immediato rinnovo ; lo stesso accadde 2 anni dopo. Erano così trascorsi 6 anni, era il 2004. Chiesi il rinnovo del permesso per la quarta volta ma la pratica non andava avanti. Dopo 8 mesi andai alla questura centrale, all’ufficio immigrazione, portando con me le buste paga, il contratto di lavoro, il CUD ecc. In questura, mi comunicarono che nel contratto di lavoro del 1998 non risultavano pagati i contributi. Che potevo dire del comportamento del mio datore di lavoro ? Qual’era la responsabilità se le buste paga non erano state registrate all’Ufficio del lavoro ? Sono cose che succedono anche agli italiani. In conclusione mi negarono il rinnovo. Ho fatto ricorso al tribunale del lavoro. Tutto inutile. Il tribunale, come la questura, diceva che non erano stati versati i contributi. Ma perché prendersela con me ? L’irregolarità, se c’era, non era mia. Niente da fare : non ero più in regola per avere il permesso di soggiorno. In quei primi 6 anni avevo intanto aperto un mutuo e acquistata una casa - di cui pago le tasse - studiato l’italiano, preso la patente, comprata un’auto e avviata un’attività lavorativa nel campo alimentare. Ho continuato a lavorare con un contratto di lavoro a tempo indeterminato fino all’aprile 2007 ; ho tutte le buste paga con il pagamento dei contributi, il CUD ecc. Poi mi sono licenziato perché ho avviato con mio cugino il negozio di alimentari, un kebab-pizzeria. Se mi avessero espulso avrei lasciato allo stato la casa, l’auto, il negozio, i contributi... una bella fregatura ! E ripeto : ho sempre lavorato, non ho mai avuto denunce, non sono mai stato in carcere.

D. Quindi non eri mai entrato nemmeno in un CPT ? R. No, è stata la prima volta che ci sono entrato, non sapevo che esistessero, che cosa fossero.

D. Come sei stato arrestato ? R. Erano le 10 di sera, sono andato al bar vicino alla pizzeria a prendere un caffè, perché in pizzeria non può esserci anche la macchina per i caffè. Proprio in quel momento è entrata la polizia in borghese, ha chiesto i documenti a tutti, anche a me. Ho consegnato la patente. Mi dissero : “Tu non hai il permesso di soggiorno” ; risposi : “non ce l’ho perché voi non me lo avete rinnovato”. Niente. Mi hanno portato subito in questura, dove mi hanno tenuto dalle 11 di sera fino al mattino avanzato del giorno successivo alle celle, fino a quando sono entrato nell’ufficio immigrazione dove mi hanno fotografato, preso le impronte. Poi mi hanno trasferito in via Corelli. Dopo 48 ore sono stato portato davanti al giudice (di pace), in un ufficio lì vicino alle celle. Dal giudice sono rimasto neanche 5 minuti, nonostante la presenza di due avvocati. Era già tutto fatto. La convalida era già pronta. Era un fascicolo con tutti i miei dati, con le carte dei contratti di lavoro, dei versamenti fiscali... Al giudice tutto questo non interessava. Era lì seduto, sapeva già quel che doveva fare. Non mi ha degnato di niente. Non mi ha chiesto se volevo rimanere o tornare al mio paese. Non mi ha detto neppure buongiorno.

D. Non ti ha rilasciato, ti ha tenuto chiuso in via Corelli. Come è andata ? R. Sono stato 60 giorni in via Corelli. Si sta peggio che in un carcere. Non sono mai stato in carcere, non so come funziona, però li ho incontrato delle persone che venivano dal carcere e dicevano che là la situazione era molto meglio. In via Corelli, non hai niente. C’è la cella per quattro persone, un corridoio, la saletta dove si pranza, un cortile piccolo per l’aria tutto chiuso dove non puoi fare niente e ci batte il sole tutto il giorno. Aria condizionata non ce n’è, ventole neppure, il pavimento è in cemento, tutto intorno cemento armato, la temperatura in queste settimane toccava i 45 gradi, un caldo che ti impedisce anche di dormire. Non ti danno niente per passare il tempo. Non ti puoi muovere di lì, sei sempre dentro e chiuso in quei pochi metri quadrati. Le persone che venivano dal carcere mi dicevano che là potevano lavorare, guadagnare qualche soldo e così riuscire a comprare qualcosa. In via Corelli non fai niente, non ti muovi, spendi e basta. Nel periodo in cui sono stato dentro ho speso 650 euro per l’acquisto di sigarette, cibo, tutto quanto, inoltre ho versato oltre 3.000 euro agli avvocati, ho continuato il pagamento del mutuo... Tutto questo senza lavorare un giorno.

D. Hai capito perché non ti hanno espulso ? R. Penso che dipenda dal fatto che non avendo con me il passaporto, la questura doveva avere in mano il riconoscimento rilasciato dal mio consolato, quello del Marocco. Il consolato non ha mandato una risposta entro il tempo previsto, 60 giorni. La questura non può mandarmi nel mio paese senza il visto del consolato egiziano. Ho presentato ricorso al tribunale di Roma, per avere una risposta, l’avvocato ha detto che, occorrono 2-3 mesi ; il ricorso tuttavia non blocca la convalida. Se il consolato manda alla questura il lasciapassare, da quel momento mi possono mandare via. Siccome non sono andato da solo in Egitto entro i 5 giorni previsti dalla legge Bossi-Fini, se mi ribeccano rischio di tornare al CPT o anche di finire in carcere.

D. Come si comporta il consolato ? R. Rispetta le leggi del suo paese e gli accordi fra Marocco e Italia, in questo caso. Se negli accordi non è contemplato che il Marocco debba fornire i documenti delle persone che l’Italia intende espellere, difficilmente quelle persone verranno espulse.

D. Se tu avessi lasciato il Marocco perché perseguitato come sindacalista, giornalista... ? R. In quel caso avrei dovuto chiedere asilo politico all’Italia. Mentre ero in Corelli ho conosciuto due casi in cui il giudice di pace non ha dato la convalida alla richiesta di espulsione della questura ; nel giro di poche ore la questura ha portato con sé le persone interessate, ha redatto altri fogli di via ; ha riportato le stesse persone in Corelli, le ha sottoposte ad un altro giudice di pace che stavolta ha dato la convalida.

D. Quanti prigionieri di via Corelli venivano dal carcere ? R. Da quel che ho visto, della presenza di 120 persone presenti, le proporzioni erano : 50% persone fermate durante un controllo normale, come me, 50% arrivate invece direttamente dal carcere.

D. Quanti di quelli che hai visto uscire sono stati riportati al paese d’origine ? R. Tanti, la gran parte. Secondo me il 98%. Ho fatto il calcolo tenendo presente quelli che arrivavano a superare i 40 giorni, perché entro quel tempo le pratiche per l’espulsione dovrebbero essere tutte ultimate ; superato quel periodo hai buone possibilità di restare. Sono espulsioni sì, ma con i 5 giorni dati alla singola persona di andarsene da sé ; le espulsioni dirette sono molte meno.

D. Quante persone entrano ogni giorno. La cella dove andare la decidono loro ? R. Tutti i giorni entrano nuove persone. Appena c’è un posto libero, subito viene occupato da un nuovo arrivo. Tra espulsioni e permanenze ogni giorno escono circa 10 persone, soprattutto nel pomeriggio avanzato e altrettante ne entrano. All’inizio la cella in cui devi entrare la decidono loro. Poi se trovi degli amici e chiedi di cambiare ti lasciano andare. Tutto questo è sempre gestito dalla Croce rossa.

D. Quante sezioni ci sono ? R. 4 sezioni, due per gli uomini, una per le donne e una per le trans ; in ciascuna ci sono 7 celle ciascuna con 4 posti letto, dunque 28 posti, una sala mensa collettiva dotata di tv protetta da una grata di ferro che rende impossibile la vista delle immagini, il telecomando lo tengono quelli della Croce Rossa, alla fine devi guardare quello che vogliono loro. C’è anche una stanza con 4 docce malandate e sporche. C’è anche una piccola sezione, 4-5 posti, non so, per richiedenti l’asilo politico. Li tengono un poco meglio ; dentro ci ho intravisto, per esempio, il calcetto, che nelle nostre sezioni non c’è. Con loro è impossibile scambiare qualche parola. La Croce rossa è attenta a chiudere le loro finestre e porte, quando passiamo nei pressi della loro sezione.

D. Le condizioni igieniche in che stato sono ? R. La doccia la puoi fare quando vuoi, ma i locali sono sporchi, la rubinetteria è decadente, l’acqua calda c’è a fasi alternate ; le lenzuola le cambiano ogni 15 giorni, sono del tipo di quelle che trovi sui treni, usa e getta. Così per la divisa, che ti consegnano assieme alla biancheria intima ; te la fanno indossare appena arrivi, pantaloni blu, maglietta rossa. I nostri vestiti li tengono loro. Ti forniscono anche del sapone, un dentifricio e uno spazzolino, chiaramente sono di qualità scadente.

D. Chi fa le pulizie ? R. Sono persone dell’Asia, ti danno il buongiorno, poi però non ti guardano più. Vanno rapidi, più che pulire sporcano, tant’è che noi gli chiedevamo di lasciarci gli attrezzi, di lasciare fare a noi.

D. Gli orari per andare all’aria quali sono ? R. Il cortile è di fronte alla sezione, aprono la porta alle 8, a volte alle 9 del mattino e la lasciano aperta fino alle 22 ; nel mese di luglio hanno cominciato a lasciarla aperta fino alle 23.

D. I colloqui con famigliari e amici ? R. Dunque, per fare i colloqui si deve fare richiesta alla prefettura di Milano ; la può inoltrare anche il prigioniero. La risposta arriva dopo una o due o anche tre settimane. L’orario di entrata va dalle 15 alle 18, la durata, da quel che dice la Croce Rossa dovrebbe essere di mezz’ora, nei fatti raramente supera i 15 minuti. La durata dipende da quel che gli pare al poliziotto che sta lì di fronte. Fra te e chi ti viene a trovare hanno messo un tavolino. Il poliziotto ti guarda, non ti lascia nemmeno parlare, figurarsi fare un gesto d’affetto.

D. E con gli avvocati ? R. Per esperienza diretta posso dire che l’avvocato per venire a colloquio ha fatto una fatica della madonna e una volta lì ci hanno lasciato a colloquio appena una mezzora. Anche in questo caso c’era la presenza del poliziotto a un metro che ascoltava tutto quel che ci dicevamo.

D. E’ possibile ricevere dei pacchi portati ai colloqui ? R. Sì, te li consegnano nel pomeriggio. Ma anche in questo caso tutto è affidato ai loro voleri. Molti alimentari non entrano. In ogni caso entrano soltanto cibi confezionati dai supermercati. Non c’è una lista in cui è elencato quello che può o non può entrare.

D. Il vitto di che qualità è ? R. E’ senza sapore, come quello che danno negli ospedali. Sono sempre i soliti cibi, riso, qualche volta pasta. I pasti vengono consumati nella sala collettiva o anche ti porti la confezione in cella. Il cibo è fornito da una Spa di Pioltello.

D. L’acquisto di alimentari è previsto ? Come è regolato ? R. Si, anche in questo, si possono acquistare, tramite richiesta una volta la settimana, solo cibi del supermercato, della Esselunga. Lo scontrino del prezzo te lo fanno vedere ma non te lo lasciano mai. Loro ti forniscono 10 sigarette ogni settimana, alcune volte anche dopo 10 giorni.

D. Avete un frigo in conservare il cibo ? R. No, anche per l’acqua, con questo caldo, dobbiamo berla calda. L’acqua del rubinetto non è potabile ; addirittura fa perdere i capelli, è accaduto a me come a tanti altri giovani. Loro ci forniscono 1 litro d’acqua potabile al giorno, mezzo a pranzo e mezzo a cena. Non basta. Quella che ci serve dobbiamo comprarlo all’automatico, però ci vogliono 30 cts o alla bottiglia.

D. Come sono le condizioni in generale e quelle sanitarie in particolare ? R. La cura medica è la peggior cosa di via Corelli. Come per ogni altra richiesta che fai. I medicinali non ci sono, non li puoi acquistare. Ti danno sempre e soltanto dei tranquillanti. Io non ho mai preso niente. Il medico c’è solo di giorno, poi lasciano solo infermieri, che senza farti una visita ti rispondono e ti trattano come i medici : “stai bene”, la una parola chiave. A me, per esempio, che avevo una piccola ferita ad una gamba, sono andato, mi hanno guardato la ferita, non mi hanno curato e nemmeno dato medicinali. Niente. “Stai bene”. Non riesci a modificare in meglio niente. Non hanno mai una risposta degna di questo nome. Sei trattato peggio di un animale. Agli animali si fanno le carezze, a noi... meglio lasciar perdere. Quando uno insiste nella sua richiesta, vuole una risposta, un farmaco e non esce dall’infermeria, allora quelli della Croce Rossa chiamano la polizia. Questa è lì fuori, al di là del corridoio, arriva in forze, con manganelli ecc. e ti porta in cella con la forza. Questo succede ogni volta che parte una protesta.

D. A queste proteste la polizia risponde spesso con le botte ? R. Sì l’ho visto tante volte.

D. Di fronte ai pestaggi come si reagisce dentro ? R. Il più delle volte non si sta fermi, questo atteggiamento a muoversi assieme l’ho colto in particolare nei giorni degli scioperi e immediatamente dopo.

D. I poliziotti sono sempre gli stessi ? R. Più o meno vedi sempre le solite facce.

D. Quelli della Croce Rossa che funzione hanno, come si comportano ? R. Stanno a diretto contatto con noi, aprono le porte per mandarci all’aria, accendono la tv, prendono la richiesta della spesa, ci portano ai colloqui, in infermeria ; si occupano della lavanderia, del vitto, di consegnarti la spesa... Alcuni si comportano umanamente, altri, scusate la parola, sono delle merde.

D. Quanti sono ? R. Di notte sono 4, poco più ; durante il giorno raddoppiano. Vedi sempre i soliti.

D. C’è una biblioteca, si possono avere giornali ? R. Sì, ma non funziona. Chiedi libri, a volte te li portano, raro, il più delle volte ti dicono che il libro che vuoi non c’è punto e basta. I giornali si possono acquistare, ma non arrivano tutti i giorni e non a tutti. Fanno delle preferenze. Non so. Nei due mesi che sono stato lì ho visto arrivare giornali arabi solo 2 volte ed erano vecchi di alcune settimane.

D. In cella si può tenere il fornello per fare il caffè ? R. No, non ci sono pentole, niente.

D. Dopo gli scioperi che cosa è cambiato ? R. Prima, quando dovevano portarti via per l’espulsione diretta arrivava la polizia in forze, non ti faceva prendere nulla, non ti lasciava nemmeno andare al bagno, ti attorniava, non ti perdeva di vista mai, e con quel cerchio intorno ti portava dentro il furgone, poi via verso l’aeroporto. Dopo, veniva la Croce rossa ad avvisarti, avevi così il tempo di prepararti. Dopo lo sciopero hanno persino messo a posto le docce, ormai, almeno da noi, ne funzionava solo una. Anche i rapporti fra noi erano cambiati, erano più sereni, come ho detto ci muovevamo maggiormente uniti nelle proteste per l’acqua...

Milano, luglio 2008

http://www.antirazzistimilano.org Mer, 03/09/2008 - 11:24

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